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Dalle pagine del Corriere della Sera del 29.10.06
Urbino tra le città più amate ed esaltate dalla stampa estera.
 

MILANO — Piccoli e famosi. Patrimonio dell' Unesco. Bor­ghi italiani, amati ed esaltati dalla stampa estera. Assisi, in testa, grazie anche agli elogi del Times of India, «patria di San Francesco» con la sua Umbria «patrimonio culturale e artisti­co mondiale». E Urbino, «città ideale d'Italia» tra le righe del Sydney Morning, contrapposta a Firenze «che sembra quasi persa sotto il peso del turismo, mentre Urbino gode di una ve­ra e propria intimità, offrendo al pubblico grandi opere pittoriche e architettoniche».
Poi Siena, che incanta il Guar­dian «con le sue stradine ondu­late di sassi, piene di drogherie, boutique e caffè, come fiori che sbocciano da semi diversi, e con l'odore di aglio e pasticcini nell'aria, e i suoi fieri abitanti di­visi in contrade». E, oltre lo stretto di Messina, Siracusa, quarta nella top ten, premiata dalla rivista francese Elle: «Si è rifatta il look. I palazzi sono restaurati e gli stranieri compra­no casa, mentre i giovani inve­stono aprendo hotel, negozi e bar che fanno della tranquillità l'arma vincente». E nella lista delle città più belle e visibili sui giornali stranieri, stilata dal­l'Osservatorio «Nathan il Sag­gio» per la trasmissione tv «Pan­dora» condotta da Alessandro Cecchi Paone, spunta Ercolano, al quinto posto: a farla brillare sono gli scavi romani, per lo svizzero Neue Zùrcher Zeitung «più famosi di quelli di Pompei e i meglio conservati». «Chiun­que si trovi a osservare le rovi­ne — scrive il quotidiano — ve­de davanti a sé vere e proprie opere d'arte, monumenti, por­te, resti in legno che permetto­no di risalire alle reali forme di abitazioni e ville». Sesta Ferra­ra, segue Caserta con la sua Reggia, «il più grande palazzo mai costruito nella penisola ita­liana», secondo lo spagnolo El Paìs. Che ne ricorda la posa della prima pietra per mano di re Carlo Borbone (20 gennaio 1752); poi i giardini «fenomena­li», e il parco «intatto». Ottava arriva Milano, per merito del Ce­nacolo vinciano, che precede le necropoli etrusche di Cerveteri e Tarquinia. Chiudono la top ten i trulli di Alberobello, «tradi­zionali rustiche cupole, più adatte alla terra di Oz che a un paese industrializzato» come decanta il Financial Times. Siti ben conservati, valore artistico ineguagliabile, interven­ti di recupero premiati. Ma la stampa estera non profonde so­lo complimenti. Secondo l'anali­si dell'Osservatorio, svolta su ol­tre cinquemila articoli, non mancano critiche e bocciature. Roma è prima fra i centri storici in pericolo, come scrive il Los Angeles Times: «I monumenti di questa leggendaria città so­no in rovina, vittime di monu­mentale negligenza, erosione di madre natura, fondi sempre più esigui e turisti poco atten­ti». E ai vertici della classifica dei danni del turismo, sempre all'attenzione dei giornali stra­nieri, compare l'eccessivo flus­so di visitatori, sintetizzato in un titolo del francese Le Mon­de: «Quando il turismo uccide l'arte». Ovviamente in Italia. Ma per la Val d'Orcia, «a rischio di perdere lo status di Patrimo­nio dell'Unesco» è l'inglese Dai­ly Telegraph a trovare la causa: «Colpa degli immobiliaristi ra­paci».

Grazia Maria Mottola

 


 
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