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La Quercia della Lella¹
A Le Fontane, tra leggenda e realtà.
 
 

La gente diceva che la Lella avesse abitato qui, che quel pomeriggio, il sole calante, fosse stata nel boschetto delle querce buie a bere con sguardo di cerbiatta la vita del guardiano del fondo, finita da sgherri assoldati lontano.
Si diceva che poi camminasse ai bordi dei sentieri in campagna mentre raccoglieva cert'erba radente la terra, che estirpasse radici in forma di gambe biascicando parole, che mungesse steli e ne bevesse latte giallastro.
Si diceva che per strada fingesse di piangere ma aveva occhi di fuoco la sera, quando, veloce e furtiva, usciva da casa per dirigersi al sasso delle ripe, la Lella.
Si diceva anche che nelle notti di pioggia battente danzasse sotto i carpini d'argento, capelli ritte lame di luce nel buio, che sparisse trasportata dal vento nelle crepe di cortecce di tronchi malati, che a carponi attraversasse gli spiazzi sassosi, e si diceva che si presentasse all'improvviso in forma di gatto e che innalzasse muri attorno alle culle di neonati e che li striasse con artigli di fuoco, la Lella.
La gente dice che la Lella viva ancora qui, abbracciata al fusto di quest'ultima roverella, succhiando con bocca di serpe la linfa dell'albero, il solo rimasto a limitare il burrone.

¹lella è il nome dialettale urbinate dell'edera

 
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